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-- Archivio della categoria “advertising”------------------------------
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-- fluido 21 February 2008 --------------------------------------------

Paolo Iabichino, non smette mai di stupirmi… e dopo invad e le 4S del marketing virale, eccolo protagonista di una nuova iniziativa in collaborazione con la scuola politecnica di design e con il prestigioso ed eccellente 7thfloor.
ma prima di fare ulteriori commenti gustatevi piano piano il manifesto del movimento:
“Greenpix è un movimento di pensiero che intende sensibilizzare il mondo su un utilizzo più consapevole della Rete.Internet non è un territorio sconfinato. E’ una risorsa preziosa che corre il rischio di essere deturpata, sciupata e inquinata dal continuo rincorrersi di chi vuole farne solo e soltanto uno strumento di business.
Greenpix è un movimento ecologista per proteggere il web dagli assalti sconsiderati di chiunque abbia voglia di dire qualcosa in nome di una superficiale democrazia partecipativa. Internet non è un mondo virtuale. E’parte della nostra realtà.
Reale, viva, per nulla parallela. Non è una seconda vita. E’ la nostra vita. E vogliamo che possa essere tramandata a lungo, protetta consapevolmente, per non replicare gli errori e gli orrori che hanno sporcato l’off line. Vogliamo che le persone continuino a informarsi, incontrarsi, scontrarsi, fare affari e ricerca, attraverso la Rete. Ma che tutto questo si svolga in maniera responsabile, con attenzione ai contenuti e alla forma, ma soprattutto con la dignità e l’intelligenza di chi occupa spazio di banda per trasmettere qualcosa agli altri. A beneficio di tutti.
Greenpix vuole migliorare il mondo attraverso i computer.
E’ una lucida utopia di attivismo ambientale. Dove l’ecologia è intesa nella sua più ampia dizione letterale, come sistema, che trascende la geografia per fare anche del digitale un universo da custodire. Per questo serve una nuova coscienza collettiva. Dove il business entra in rete per vendere un modo migliore di stare nel mondo e non per sputare pixel di pubblicità sempre più mirata.
Vogliamo condividere applicazioni, idee, immagini, parole, musica e video, guidati dal rispetto e dalle intelligenze e non dall’esibizionismo spietato e tracotante. Crediamo che il bello debba necessariamente fare i conti con il giusto.
E chi non ci crede dovrà fare i conti con noi.”
greenpix, “a metà tra visione e utopia”, [per ora :)] è nato e vive come un progetto di ricerca accademico ma chissà…, io personalmente lo trovo non solo molto intelligente, ma anche molto stimolante e quanto mai attuale! uno passo in più, come dice Paolo “…per provare a comunicare la volontà di una nuova coscienza ambientale anche per il mondo digitale….”
qui potete scaricare IN ANTEPRIMA, l’articolo che apprairà sul numero di febbraio 2008 di 7thfloor. buona lettura e grazie paolo!

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-- fluido 25 January 2008 ---------------------------------------------
è sempre un piacere avere l’opportunità di esprimere il proprio punto di vista quando gli argomenti sono trattati da persone preparate e professionali come l’amico Gianluca Arnesano, che sull’inserto di Repubblica del 26 gennaio ci parla un pò di marketing (virale e non…)
grazie Gianluca.

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-- fluido 24 January 2008 ---------------------------------------------

joint venture tra McCaan e Climate Partner
“McCann Erickson, agenzia pubblicitaria leader nella comunicazione, presenta da oggi Planet McCann, la prima divisione dedicata all’ambiente. Una Green Division che offre consulenza scientifica e strumenti innovativi di comunicazione alle aziende per sviluppare la sostenibilità ambientale come valore aggiunto alla marca. Un grande progetto di attenzione all’ambiente che parte dall’Italia ma che si avvale dell’expertise della rete internazionale di McCann Erickson e di ClimatePartner. “
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-- fluido 29 November 2007 --------------------------------------------
-- Brands Out of The Box ----------------------------------------------

2 giorni fa, arrivo in agenzia verso le 9:30 e trovo in reception un ragazzo con una borsa da viaggio enorme, piena di magliette.sbircio, naturalmente, e vedo magliette recanti un’etichetta adesiva con disclaimer e un codice da inserire sull’omonimo sito per registrarsi.dopo qualche minuto è iniziata la distribuzione delle misteriose magliette a tutta l’agenzia.incuriosito scopro l’arcano e… cosa trovo uno “Zooppa reloaded” a la ATL style… entri, ti registri, leggi un brief, idei la campagna e se vinci ci guadagni naturalmente.
scherzi a parte (non è solo per l’ATL, ammesso che la linea esista ancora…e non è proprio uguale a Zooppa) tuttavia, brand out of the box, è la nuova start-up di Pier Ludovico Bancale, che all’insegna del crowdsourcing ci propone un nuovo modello di “fare l’ avd”. Segno dei tempi, dell’evoluzione della società e del nostro mestiere e spero una spinta per la cosiddetta “watercooler gang” come la chiama hugh macleod :“Watercooler Gang” was my term for what was still allowed to exist in the industry back then. Packs of second-rate creatives, many years passed their sell-by date, being squeezed by the Creative Directors for every last ounce of juice they had, till it came time to firing them on thecheap. Taking too many trips to the watercooler and coming back drunk from lunch far too often. Working late nights and weekends on all the boring-but-profitable accounts. Squeeze, squeeze, squeeze…”
la cosa che mi fa sorridere è la maniera in cui è stata promossa…(positivamente spregiudicata, intendiamoci!) è un pò come se uno venisse in casa tua e ti chiedesse di prestargli tua moglie per qualche ora, così, giusto perchè lui è più bravo ad ascoltarla di te.resta una domanda…potrà il fondatore presto affermare:“veni, vidi, vici”?
e poi…i contenuti e l’esperienza dell’utente sul sito non potevano essere un po’ più “sharable”…
per approfondire ecco un’intervista al fondatore (via martin lindstrom):
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-- fluido 18 October 2007 ---------------------------------------------
-- marketing dell’ascolto? --------------------------------------------
interessante blog di massimo carraro.

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-- fluido 15 October 2007 ---------------------------------------------
-- green light --------------------------------------------------------

interessante ricerca del guardian su come i comportamenti dei consumatori in merito all’eco-sostenibilità possono interessare l’advertising.
purtroppo è solo un abstract, ma trovo interessante la segmentazione degli utenti in base alla loro attitudine eco e lo schema sul targeting.
probabilmente in italia siamo indietro ancora anni luce… tuttavia scaricate il pdf… potrebbe essere fonte di ispirazione.
scarica: greenlight.pdf
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-- fluido 13 October 2007 ---------------------------------------------
“….perchè non dovrebbe valere per la pubblicità? dare per ricevere è da sempre il modo migliore per ingaggiare l’altro,forse è poco nobile, ma questo non è mai stato un mestiere cavalleresco. il pubblicitario riceve fiducia se da emozioni e costruisce brand utili per il quotidiano del consumatore. all’estero l’hanno fatto in maniera creativa, accettando il “do ut des”, mentre in italia ancora si era impegnati a salvare la categoria…”
interessante, secondo me, contributo alla discussione nata qui e qui.buona lettura. grazie paolo.
scarica e leggi: do-ut-des.pdf

copyright illustrazione intitolata”do ut des”, http://www.pacoebianca.it
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-- fluido 12 October 2007 ---------------------------------------------
-- viral outing -------------------------------------------------------

enrico, gianluca, mizio, mrwhite, e molti altri… nei commenti a questo post di gianluca , conversano sul marketing virale, sui contenuti generati dagli utenti, su chi la pubblicità la fa, su chi la paga, e su chi la “subisce”(mamma fluido che nonno che sei! la pubblicità non te l’hanno ancora detto che non si subisce più, ma la si co-crea! azz!!! mannaggia a te).
e secondo me lo fanno bene, molto bene. (sono un pò provocatorio, ma sapete quanto la mia stima per voi è sincera!)
finisco di leggere il post… poi i commenti… e mi domando ma di cosa stanno discutendo?
allora provo a fare questo.
copio e incollo le frasi (o forse i concetti) in cui mi rispecchio (ve l’ho anticipato che questo post sarebbe stata una seduta di outing!):
“Io sono ancora ingenuamente convinto che il ‘vero’ marketing virale non possa che nascere dal design innovativo o da una superiore e fantasmagorica capacità di soddisfare i clienti. Certo non funziona per prodotti sui quali le persone non vogliono più nemmeno perdere tempo a parlarne. Ma in ogni caso non funzionerebbe, per questi prodotti, nemmeno il virale “indotto”. (powered by minimarketing)
Ops! guardo, rileggo!: accidenti! solo questo!
e poi mi dico:” dai luca, parli così? tu sei un “viral native”! (questo è nuovo…”digital native”)cosa fai sputi nel piatto dove hai mangiato fino a ieri?, dai non si fa!”
quindi mi fermo e provo a pensare.
quindi scrivo:
azz! proviamo a semplificare…(ci hanno pure scritto un libro!…sul concetto di semplicità intendo)
ma dobbiamo proprio continuare a chiamarlo marketing virale? si sa la blogosfera e gli addetti ai lavori (compreso il sottoscritto…il solito nonno)ci tengono ai nomi…o forse dovrei dire alle brand?
virale non indica forse solo la modalità di propagazione del messaggio? di fatto tutti siamo d’accordo che il passaparola esiste dalla notte dei tempi, no?
azz! poi mi dico… e l’internet o l’aspetto tecnologico non lo consideri? quanto questo influenza le strategie di marketing innovative/alternative/moderne (ecco è uscito ancora il nonno che è in me!)?
internet, tecnologia, social network, blogosfera, wiki, 2.0, CGM e chipiùnehapiùnemetta…sono realtà, concetti, fenomeni che tutti quelli che fanno il nostro mestiere dovrebbero studiare, approfondire, digerire per poi SI’ concepire (anche sperimentando…per l’amor del cielo) IDEE che abbiano la forza di comunicare migliori prodotti, migliori servizi, di aziende (migliori) che hanno capito che il consumatore/utente e il contesto in cui vive sono cambiati!
ecco gianluca, forse l’unica cosa che avrei aggiunto al tuo pensiero… è il concetto di IDEA, perchè concordo, i prodotti sono importanti, ma siccome fortunatamente (sai… la pubblicità mi da il pane…!) poi i prodotti/servizi vanno comunicati… è l’IDEA, o se preferisci, il CONCETTO, che regge l’impianto strategico di una campagna che ne determina la sorte. buona o brutta che sia!
certo cambiano i costi di produzioni, cambiano i formati, cambiano le pianificazioni media, cambiano i device, cambiano le metriche di misurazione, cambiano i budget…e chipiùnehapiùnemetta…. ma i basics rimangono e rimarranno gli stessi fino alla fine dei tempi, ciò che cambia e cambierà per sempre sono le persone, l’ambiente in cui vivono e gli strumenti che utilizzano per comunicare! questi sono i DETTAGLI che oggi chi fa il nostro mestiere (e non solo) non può più trascurare se vuole produrre campagne virali, innovative, alternative e chipiùnehapiùnemetta.
e qui torna una domanda che ultimamente mi pongo insistentemente (azz! …ma come sono messo…che razza di domande mi pongo):
non è che il virale sia solo una tattica?
ma adesso basta, è tardi per fare outing. io mi vado a leggere un post interessante di karl long (futurelab) che introduce il concetto di “social equity”.
il post si intitola:” oltre il viral: 3 idee per un marketing della co-creazione”
Secondo l’autore del post il concetto di “co-creative marketing” è qualcosa che dovrebbe essere inglobato nel DNA di un prodotto o di un servizio.
Un elemento in grado di generare un forte VALORE nel tempo, qualcosa che contribuisca a generare quella che lui, appunto, chiama social equity.
“la social equity si costruisce, aggregando, connettendo, riflettendo e amplificando l’insieme dei piccoli gesti/interazioni degli utenti nel tempo, così che l’insieme vale più della somma delle parti…una sorta quasi di network effect, più le persone usano un prodotto o un servizio e partecipano più questo acquisisce valore “
…e tutto questo fa naufragar me dolce…nel social networking e su come le aziende lo possono interpretare per produrre e per comunicare…meglio! si intende.
ah!… dimentico NON tutte le aziende!
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-- fluido 2 October 2007 ----------------------------------------------

“Nella mitologia greca l’Idra di Lerna è un mostro a forma di serpente e con molte teste.
Il mito narra che l’idra fu uccisa da Eracle durante la seconda delle sue fatiche. Aiutato dal nipote Iolao, che bruciava le ferite inferte dall’eroe per non far ricrescere le teste, Eracle riuscì a tagliare tutte le teste, compresa l’ultima immortale, che seppellì. Poi bagnò la punta delle frecce nel sangue dell’idra, per rendere le ferite inflitte da esse inguaribili.
Il veleno dell’Idra fu inoltre la causa della morte dell’eroe. La moglie Deianira, ingannata dal centauro Nesso, userà il sangue del mostro come filtro d’amore, impregnando una veste che fece poi indossare al marito. Un’accidentale puntura con una delle frecce avvelenate provocò atroci sofferenze a Chirone, centauro amico e insegnante di Eracle che, essendo immortale, non poteva morire. “
per approfondimenti leggete l’articolo di Anne Benvenuto ” Planning: the challenge of complexity”.pdf
Anne sprona i planner ad abbracciare la complessità e a concepire strategie per i clienti che contengano un significato e un valore più grandi!
e tu mrwhite cosa pensi?
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-- fluido 2 October 2007 ----------------------------------------------

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=A7xq_PYdmCo]
per approfondimenti:
influential marketing blog
jaffe juice
adrants
futurelab
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